Chi paga meno tasse alzi la mano

Dopo anni di profondo rosso, ora il dato sul Pil torna soltanto a galleggiare, lasciando l’Italia tra i fanalini di coda e a un punto circa di distanza dalla crescita media Ue. Ma tanto basta alle fanfare della propaganda di governo per sbandierare un dato che in realtà è un’illusione ottica: il calo della pressione fiscale.

E’ falso dire che le tasse diminuiscono quando le si osserva in rapporto al Pil ed è solo quest’ultimo che sale. In realtà, i numeri assoluti dicono tutt’altro. Le entrate tributarie del 2016, al netto del gettito della voluntary disclosure, sono aumentate del 2,4% rispetto al 2015 e complessivamente hanno superato i 451 miliardi. Nel 2014, invece, il dato era fermo ad appena 419 miliardi, oltre 30 miliardi in meno. I telegiornali possono continuare a fare tutta la propaganda che vogliono, ma i cittadini conoscono la verità sulla loro pelle.

D’altronde, chiedete a un italiano medio se ha la percezione di pagare meno tasse e vedrete cosa vi risponderà. Anche perché il giochino, pesante e squallido, fatto dai governi negli ultimi anni è stato quello di diminuire o tener ferma la tassazione centrale per poi scaricarne le conseguenze sugli enti locali, tramite tagli ai trasferimenti. Così poi i comuni o gli enti di area vasta hanno dovuto alzare le imposte locali, le tariffe o tagliare i servizi essenziali per far quadrare i conti. Con ricadute gravissime, come al solito, per i cittadini.

Un dato? I soli sindaci tra il 2008 e il 2013 hanno avuto una riduzione di risorse per 17 miliardi di euro. Un massacro. Con il MoVimento 5 Stelle al governo niente più trucchi statistici. Soltanto un fisco più semplice e più equo.

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