Assistenza gratuita del MoVimento per il risarcimento della TARI: trova il punto vicino a te

Ormai è un dato accertato che molti Comuni italiani abbiano effettuato un errore di calcolo nella determinazione della TARI, la tassa rifiuti. Infatti si è considerato che le cosiddette pertinenze come garage, i box, le cantine, le mansarde, le soffitte come “componenti aggiuntivi della famiglia”. Questo problema ha avuto come risultato quello di far lievitare la bolletta del cittadino contribuente. Oggi, grazie al lavoro ispettivo del MoVimento 5 Stelle, il problema si è chiarito.

Per cui se hai pagato la TARI puoi verificare se nella bolletta siano stati riportati valori illegittimi. Se nella bolletta oltre alla voce principale trovate “domestica-accessorio” con il rispettivo valore nella sezione “tariffa variabile” possiamo sicuramente dire che si tratta di un valore illegittimo che, qualora già pagato, può essere oggetto di risarcimento.

Risarcimento che è possibile ottenere solo tramite ricorso. Ricorso da fare fornendo al comune, tramite raccomandata a/r o protocollo, un modulo con la copia delle bollette pagate ingiustamente. Trascorsi 90 giorni, se non si è ottenuta risposta o se è stato esplicitato un diniego, si può fare ricorso alla Commissione tributaria locale. Oltre all’interrogazione che ha consentito di scovare l’errore abbiamo pensato di fornire anche assistenza gratuita ai cittadini per il calcolo e la produzione degli eventuali ricorsi tramite i punti regionali SOSAntiEquitalia. Alcuni di loro (ad esempio in Calabria) sono in tour nei principali comuni per fornire assistenza diretta.

Puoi pertanto rivolgerti ai nostri volontari nelle zone indicate e attraverso le seguenti modalità:
ABRUZZO
FRANCAVILLA AL MARE
Skype: SOSAntiEquitalia Abruzzo
Mail: sosequitafra@gmail.com
CALABRIA
LAMEZIA TERME– Via Garibaldi 43 – Martedì dalle 15,30 alle 19,00
MAIL: antiequitaliacalabria@gmail.com
CAMPANIA
VOLLA (NA) – Via Sandomenico 3– Sabato dalle 9,30 alle 13,30.
MAIL: puntocivicom5svolla@gmail.com
EMILIA ROMAGNA
BOLOGNA
MAIL: soccorsoantiequitaliam5sbo@gmail.com
FRIULI VENEZIA GIULIA
PORDENONE
Skype: SOSAntiEquitalia FVG
Mail: antiequitaliafvg@gmail.com
LIGURIA
GENOVA CENTRO
MAIL: sosequitaliagenova@gmail.com
PUGLIA
BARI–Via Manzoni 243 – Martedì e Sabato dalle 17,00 alle 20,00
MAIL: info@sosequitaliam5spuglia.it –
SICILIA
CATANIA – Via Plebiscito, 40
MAIL: sosriscossionesicilia@gmail.com
TOSCANA
PISA–via Fiorentina 214/c – Mercoledì dalle 15:00 alle 17:00
MAIL: antiequitalia.toscana@gmail.com
UMBRIA
PERUGIA, Gruppo regionale M5S, Palazzo Cesaroni, piazza Italia n. 1
MAIL: sosequitalia@m5sumbria.it
TRENTINO ALTO ADIGE
BOLZANO
sosequitalia.tn.bzsuedtirol@gmail.com
VENETO
VERONA – Piazza Bra,1
MAIL: sosequitalia@movimento5stelle-verona.it
SKYPE: sosequitaliam5sveneto
MARCHE
sosequitaliamarche.m5s@gmail.com
Via Cavour n.5/A
Falconara Marittima AN

Giornalisti smascherati: ecco come fabbricano le fake news sul MoVimento 5 Stelle

Tre giornalisti (Mario Ajello, Gabriella Cerami e Luca De Carolis) hanno fabbricato una fake news, cioè una notizia falsa, sul MoVimento 5 Stelle e l’hanno diffusa un giorno prima del voto in Sicilia, in pieno silenzio elettorale. Non è un sospetto. È una certezza supportata dalle evidenze del servizio de Le Iene di ieri sera a cura di Cristiano Pasca, che ringraziamo per essersi preso la briga di intervistare tutte le parti in causa in questa triste vicenda. Invitiamo tutti voi a vedere il video e a diffonderlo il più possibile per ristabilire la verità.

I fatti sono noti. Il giornalista del Messaggero Ajello sabato mattina pubblica un articolo in cui afferma che Di Maio, Di Battista e Grillo hanno fatto sloggiare i giornalisti dal locale al grido di “O noi o loro” rivolto direttamente al ristoratore. Il tutto condito da una serie di insulti gratuiti ai portavoce e allo staff del MoVimento 5 Stelle. Il giorno dopo era stato lo stesso ristoratore, Gigi Mangia, a smentire quanto affermato dal giornalista e ad affermare che erano stati i giornalisti a dirgli di voler andare via per amicizia nei suoi confronti. Questo blog aveva riportato la sua smentita, al contrario di tutti i giornali che il giorno prima avevano dato massimo risalto alla fake news, in pieno silenzio elettorale.

Il servizio delle Iene non lascia scampo ai tre giornalisti confezionatori della fake news. Parlano di prove, ma alla fine non ci sono. Al telefono, incalzati da Cristiano Pasca, balbettano e davanti alle loro telecamere scappano come chi sa di averla fatta grossa ed essere stato scoperto. Questo è il livello dell’informazione italiana e oggi, grazie a questa prova documentale potete vedere come le fake news vengono fabbricate senza nessun appiglio alla realtà in barba a qualsiasi codice deontologico. Il servizio delle Iene aggiunge però un ulteriore elemento di riflessione perché Gigi Mangia è la vera vittima di questo abuso di potere giornalistico. Il ristoratore ha infatti subito ingenti perdite economiche e ha ricevuto tonnellate di insulti e recensioni negative sul suo ristorante a causa di questa fake news ripresa da tutti i media. I cittadini comuni sono sempre quelli che ci rimettono personalmente a causa della cattiva informazione.

Tre sono le cose che chiediamo:
– che l’Ordine dei giornalisti prenda immediatamente provvedimenti nei confronti dei confezionatori della fake news
– che gli editori dei rispettivi giornali (Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano e l’Huffington Post) risarciscano immediatamente Gigi Mangia dei danni subiti
– che riempiate di recensioni positive il ristorante di Gigi, preso di mira dai lettori presi in giro con una fake news e dove tra l’altro vi assicuriamo che si mangia benissimo, anche se la cosa più squisita è l’ospitalità

Speriamo anche che i tre giornalisti si mettano una mano sulla coscienza e chiedano scusa.

Sulle ONG ha ragione il MoVimento 5 Stelle: #ChiedeteciScusa

Oggi due importanti quotidiani nazionali (Corriere e Messaggero) pubblicano stralci del rapporto su cui si basa l’indagine della Procura di Catania. Si tratta di un documento riservato di 20 pagine, datato 10 aprile e proveniente ancora una volta dall’agenzia europea Frontex. Il dossier dimostra che il MoVimento 5 Stelle ha ragione: sulle ONG bisogna continuare a indagare e bisogna rispettare e tutelare il lavoro di magistrati coraggiosi come il procuratore di Catania Zuccaro.

“Nel 90 per cento dei salvataggi eseguiti dalle navi delle Organizzazioni non governative nel 2017 – si legge -, le imbarcazioni coinvolte sono state individuate direttamente dalle Ong e soltanto in seguito è stata data comunicazione al centro operativo della Guardia costiera a Roma”. Nello stesso documento si riporta un episodio in cui “due mezzi veloci della Golfo Azzurro [nave della ONG Proactiva Open Arms] hanno interferito con la navigazione di un’imbarcazione della Guardia costiera libica che stava rientrando in Libia e hanno convinto l’ufficiale a bordo a trasferire i migranti sul proprio mezzo” per portarli in Italia.

Dopo l’operazione, la Ong in questione “pubblica online le immagini del salvataggio” e “dichiara che i migranti sono stati salvati a 60 chilometri dalla costa”, ma “in realtà – si legge ancora nel documento Frontex – l’incidente è avvenuto a 36 chilometri dal litorale libico che si trova a 16 chilometri dalle acque territoriali. Alle 8,10 la Golfo Azzurro dichiara alla sala operativa di Roma di aver preso a bordo 22 migranti. Nessun cenno viene fatto alla presenza della Guardia costiera libica”.

Non solo. La Procura di Trapani avrebbe messo sotto inchiesta un’altra Ong aprendo un’indagine per favoreggiamento all’immigrazione clandestina per missione navale “umanitaria” non richiesta. Il sospetto è che un’imbarcazione sarebbe entrata in azione senza un SOS dei potenziali naufraghi o una richiesta di intervento delle autorità italiane.

Questi due episodi confermano una volta per tutte sia le denunce mosse dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, sia le perplessità sollevate dal MoVimento 5 Stelle sull’argomento. C’è chi, con toni retorici e demagoghi, in questi giorni ha tentato di ridurre il dibattito sulle operazioni in mare ad una mera polemica da bar, tra chi ritiene che le vite debbano essere salvate e chi invece sarebbe pronto a lasciar morire. E’ falso, oltre che politicamente strumentale. Ed è questa, forse più di ogni altra cosa, la vera grande speculazione sulla pelle dei migranti, specie perché giunge da chi, come il Pd, predica “pace e amore” e poi, oltre a tagliare ogni anno i fondi alla Cooperazione internazionale (volti a stabilizzare le aree di crisi all’origine dei flussi), annuncia un aumento delle spese militari dell’Italia (fino al 2% del Pil nell’ambito dell’accordo Nato) per una cifra che varia tra i 13 e i 15 miliardi di euro in più ogni anno.

Sono le stesse persone convinte che le guerre si risolvano con altre guerre, le stesse che restano in silenzio di fronte ai bombardamenti dei sauditi in Yemen, effettuati peraltro con le nostre bombe, o che sorvolano di fronte alla “madre di tutte le bombe” (MOAB, l’ordigno non nucleare più potente al mondo) sganciata dagli Usa in Afghanistan, come a testimoniare, ancora una volta, il fallimento di un intervento militare che si protrae ormai da oltre 15 anni.

Noi lezioni di democrazia da questa gente non ne prendiamo. Il dossier di Frontex riportato oggi da alcuni organi di stampa e l’inchiesta aperta dalla Procura di Trapani dimostrano che avevamo ragione noi e che i dubbi del procuratore Zuccaro sono fondati. Sentire che l’intento del M5S sia stato quello di gettare fango su tutte le Ong indiscriminatamente è paradossale: fare luce su coloro che operano all’oscuro e che sono accusati di comportamenti illeciti potrà solo arrecare un beneficio al comparto e a tutte quelle Ong che invece spendono risorse ed energie per fini sociali e umanitari. Se l’alternativa sarebbe dovuta essere il silenzio, noi abbiamo scelto, come sempre, la trasparenza. E ne andiamo fieri.

Oggi qualcuno ci deve delle scuse. A tutto il MoVimento 5 Stelle e in particolare a Luigi Di Maio che è stato vigliaccamente attaccato da tutti i partiti e i media.

Rinunciare ai vitalizi si può: l’esempio del MoVimento 5 Stelle

di Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte

Rinunciare al vitalizio? Si può, basta volerlo. Sono stato l’unico Consigliere regionale piemontese ad averlo fatto. Ho rifiutato 81 mila euro che gli spettavano per legge. Gli altri? Senza distinzione si sono presi tutto come vitalizio o contributi pensionistici.

Il Movimento 5 Stelle è diverso: è tutto documentato, tutto nero su bianco. Basta leggere il sito della Regione Piemonte che finalmente ha pubblicato l’elenco dei beneficiari dei vitalizi e quello dei Consiglieri a cui sono stati restituiti i contributi. La pubblicazione è stata ottenuta dopo una dura battaglia del Gruppo M5S, così è stata garantita ai cittadini la massima trasparenza sull’utilizzo dei loro soldi. E’ stato così sanato un vulnus di trasparenza generato dalla Legge Madia che considerava tali dati come “sensibili” e dunque pubblicabili solo in forma anonima, consentendo però un intervento legislativo delle Regioni così come avvenuto in Piemonte su spinta del Movimento 5 Stelle.

La vera rivoluzione sarebbe però l’abolizione retroattiva dei vitalizi come da noi già richiesto più volte con proposte bocciate dal Pd. Un odioso privilegio retributivo percepito dopo soli 5 anni di lavoro in Regione, mentre i comuni cittadini prendono una pensione contributiva dopo 40 anni.

Oggi i Consiglieri del Movimento 5 Stelle continuano a restituire ai cittadini parte dei propri stipendi. Quest’anno i portavoce M5S in Consiglio regionale hanno restituito 248.924,82 euro, il 50% è stato destinato agli interventi urgenti per le scuole piemontesi ed il restante 50% al fondo del microcredito regionale gestito dalla Fondazione don Mario Operti.


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